sabato, 17 febbraio 2007

Scrivo raramente in prosa tranne che per lavoro e nei commenti ai post e dunque, ritenendo di dover fare esercizio,  ho scelto di scrivere pensieri vaghi senza costrutto.

Ricordo che quand’ero piccola giocavo a “Regina reginella” quel gioco che insegna il senso del comando e diceva “Regina o mia regina quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello?” “Dieci passi da formica devi fare per arrivare”.

Tra gioco e fiaba sognavo d’essere regina ad esempio delle api e se mai qualcuno avesse osato farmi del male le avrei chiamate a raccolta e scagliate contro l’aggressore a pungergli la faccia. Oppure regina dei fiori così che nasturzi, gigli e rose si sarebbero inchinati al mio passaggio lasciando una scia di fiorito odore. Certe volte immaginavo di essere regina degli uccelli. Cardellini, usignoli e codirossi, e tutti i passerotti sbattendo le ali e tenendo in becco lembi della veste mi sollevavano fino al cielo.

Scrivendo la poesia “Stelle” mi sono tornati in mente quei sogni da bambina e, sorprendentemente, un vago fantasticare d’avere per sudditi le parole. Così preziose e belle anche quando si dicono “sporche” o cattive che niente hanno di sporco o di cattivo se non l’intenzione che sta nella mente di chi parla.

Pensare di poter comandare a tutte  loro di fuggire dalla bocca dei ladri di bambini, dei violenti, dei trafficanti infami di corpi ed assassini, di fuggire a passi da elefante, lasciarli muti e senza più parole.

 

Stelle

 

Non sono le parole
a fare paura
loro sono sole
e piangono strette
la notte di terrore
in balia di uomini cattivi
ladri di bambini
crudeli ed assassini

masticate a forza in bocche
dalle labbra grosse e sporche
come fossero caramelle
di liquirizia pura

Parole ancora sono quelle
che duttili betulle
si piegano al pensiero
come lazo come burro
che le amo e le accarezzo
che stazionano nel fondo
poi risalgono in diapason
di brividi la pelle
dal cuore sopra il colle
d’un tratto così belle
si scagliano nel cielo
e sono stelle.

postato da: alivento alle ore 21:22 | Permalink | commenti (5)
Commenti
#1   17 Febbraio 2007 - 21:40
 
bello! regina reginella quanti passi per arrivare a quella stella? le parole sono sassi e sono stelle, sono acqua e sono fuoco. brava ali. a.
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#2   17 Febbraio 2007 - 23:03
 
sono contenta, grazie
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#3   19 Febbraio 2007 - 12:17
 
Regina Reginella...

Litigai a morte con una bimba viziata perché non voleva farmi vincere... Che tempi quelli. :)

Grazie per il tutto nel passato.
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#4   19 Febbraio 2007 - 19:52
 
Che bella poesia, brava Alivento.
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#5   19 Febbraio 2007 - 20:26
 
William che piacere averti qui. :)
Ho scritto questa introduzione perchè questa poesia, che io amo molto, ha ricevuto sul mio blog il minimo storico dei commenti. :)
E' vero che la poesia non si spiega ma io credo che, spiegata così, appunto diventa più bella.
Grazie infinite.

sw4n, certo che il gioco era criticabile quanto mai, eppure aveva molteplici ragioni educative, infatti in un colpo solo imparavi:

1) a stare al tuo posto ed eseguire gli ordini
2) la logica del potere: cioè che chi comanda fa e sfa quello che vuole
3) che essere "favoriti" è un modo per arrivare alla meta bruciando tutti gli atri
4) per i maschietti era un esercizio di quanto sia faticoso conquistare la "rocca" regale (infatti loro non ci volevano giocare)
4) per le femminucce un esercizio per imparare come far penare i conquistatori
5) per tutti serviva conoscere nomi di nuovi animali e dunque a sviluppare lo spirito naturalistico
(a passi di ornitorinco ad esempio :))
infine hai fatto bene a litigare con l'amichetta, così lei ha imparato che chi gestisce male il suo potere crea sollevazione nei sudditi :)
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