mercoledì, 27 maggio 2009

Dai teatri di ferocia
- e dei furori-
 dai tramonti lacerati di quei tempi
(tanti tempi,
tante sevizia)
si era poi finiti
- simile a un atto di perdizione-
nel regno inclemente e meschino
dell'amore...
( ... Io l'avevo profetata,
l'affezione triste!...)
Non restava
che fare assegnamento
su quelle certe eccitazioni,
nel toccare una carne
nella propria carne:
gli incordamenti,
le dislogazioni,
quel formicolio di pelle in pelle,
e per ogni dove i segni del corrotto,
le enumerazioni dei sintomi, i medesimi
( e quella furia nelle sommessioni,
alle vicinanze- infette-.)
Era stato poi
come un ristagno,
il loro fatidico silenzio,
e in un olezzo da affogati,
( cose, oh, cose...
cose da far récere i cani)
a forse infondere
alla città morta
quella fatale frenesia,
una apocatastasia,
e pure con certi inequivocabili segni,
quelli degli ossidi finali.

postato da: DOMACCIA alle ore 18:51 | Permalink | commenti
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giovedì, 21 maggio 2009
Ardi la mia vita,
così che da un punto all’altro
sia a congiungersi un filo

e che sia perdersi
nella tua anima
e nel migliore dei venti
che fanno il viso

perdersi nell’ora
che si fa tardi
di questo giorno
a sanguinarne
la luce
postato da: sirQuant alle ore 10:46 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia, antonio blunda, sirquant
venerdì, 07 novembre 2008

A te, Dio,

che di me hai più il volto reciso

m'avessi giustiziato

questa tempera di solitudine

in facilitazioni, felicitazioni, licitazioni

o magari con mani di sabato

 

Se Tu avessi giustizia

Quando si perde il giorno

e son gli uomini soliti

e rivoli, e rammendi,

se tu vedessi

come si ride

e si piange

senza un perchè

 

questa breccia insolita

di così facile oscurità

 

questa breccia

se tu vedessi

saresti a piangere

uomo, con noi.

postato da: sirQuant alle ore 16:48 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 27 settembre 2008

L’ottocento sfiorito
con il padre di nonna
è un battito
chiuso
nei libri illustrati
e nella vecchia
poltrona degli avi .


***

Il boom fu la mia culla
la chiesa la mia casa
l’asilo le mie suore.

Quando la testa uscì dal grembo
- i fili dei tram scintillavano -
c’erano le luci in piazza Grande.

Nel paniere avevo primule
e carne rossa, lucente era
la notte, argento la mattina.

Piegati sui punti di carta
- a creare minuscole figure -
c’erano veli e riccioli vergini.

Il boom fu la mia culla
la chiesa la mia casa
l’asilo le mie suore.



**

Nel secondo novecento,
il primo fu la guida:
il rispetto per i grandi
e la disciplina
alla partenza d’ogni via.


*

Volavo dietro
a una farfalla che visse
poco, troppo poco
nella scuola elementare
in riva al mare.

Alla sua morte
i fiocchi rosa
si disfecero e pure
sparirono le pieghe
dalle gonne.

Ci pensarono
le gomme delle auto
a cancellare i quadri
in gesso sul selciato
del cortile esterno,

ci pensarono
le forbici di Ines
a tagliare i capelli
raccolti da un elastico
in una coda di cavallo.

Gli occhi lacrimarono
quando caddero
le ciocche
eppure ero felice
e dire di più
di quell’ora non si può.


*

Il seno e il sangue
il trucco lieve
le calze a velo
le occhiate
mascoline
il rimirarsi
nello smarrimento
attorno a casa
alla sua ora esatta
avvennero.
postato da: SandraPalombo alle ore 17:15 | Permalink | commenti
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domenica, 21 settembre 2008

 

 

 

Questa nostra ragione di stenti 

è ragione per cui si fa quel vero

 

ed è un dolce d’amaro

 

e cos’è quell’effimero dondolo,

dov’è che facciamo costruzioni,

abitazioni sempreverdi?

 

Amo i vestiti  che porti

e li ucciderei di sabbia

 

appena un po’ su

più su degli alluci curati

– oh come m’eccita e distrugge questo -

qualcuno t’ha fatto donna tra le gambe

 

adesso prima comunque

sarei volentieri in giro a sbranarti

l’orgasmo menù del giorno

 

per tutti i giorni

rovistare il filo legato

dei tuoi pensieri

postato da: sirQuant alle ore 12:03 | Permalink | commenti
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martedì, 16 settembre 2008
Quell'anima era solo una animuncola
( aveva fallito il suo destino, aveva)
sbandava, e fin infebbrava poi,
da una certa sua contrazione nera,
lì nell'inghiottitoio,
tra i brevissimi furiosi feticci,
e con quei pochi inesausti a torturare.
(lì ,sulla soglia del grado vuoto,
nel grande spazio nudo
e di un cielo scavo)
L'amore...
l'amore era stato una dura lezione
- e lo si era dovuto apprendere e fin da sempre-
non era che una piccola esigenza umana
al di fuori di ogni sopportazione,
e ciò che aveva carne era solo
quel silenzio della morte,
così più reale di ogni obbedienza ,
- e della disobbedienza-.
Ma i profeti senza voce
 avevano scelto di seguire
solo gli esseri inutili,
quelli che del possesso
puro abominio  sanno fare.
Ma i noviluni, tutti quei sabati
le stesse  assemblee sacre
non potevano sopportare
delitto e solennità:
non lo sapevano, dunque?
Eppure l'artiglio di ferro
dell'angelo sommerso,
li ammoniva, dal pozzo, e lei
l'abbruciavano quegli  olocausti
sempre davanti ai suoi occhi,
come si arrasava il cranio di un mostro:
aveva forse lei  un animo di poeta,
da povero assassino, dunque?
( lo dicevano, lo avevano detto)...





postato da: DOMACCIA alle ore 15:42 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 14 settembre 2008

 

 

Que me cruza?


Esta noche he hecho una gran deuda

Salí de mi casa
en el largo adiós
desperdiciado en los billetes

Que me cruza?


Lo he hecho para mí
que tren fuerte número diez mil
pista de los ferrocarriles

que tren
que en ocho y treinta minutos p.m.
me cruzò en la garganta

 

 

 

Che m’attraversa?

 

 

Stasera ho fatto un gran debito

 

Ho lasciato la mia casa

nel più lungo addio

sperperata in biglietti

 

 

Che m’attraversa?

 

 

ho fatto per me

quel treno tagliente numero diecimila

del binario di ferrovia

 

quel treno

che alle venti e trenta

m’è traversato in gola

 

postato da: sirQuant alle ore 22:14 | Permalink | commenti
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sabato, 13 settembre 2008

 

Starsene a fare bruchi e vermi col sugo?

Parànzati”, mi dissero

 

Fatti un amico intero

chi non dorme più,

 fattelo macero”

 

fagocitare limoni non è peccato

 

Lasciarsi crogiolare sarebbe peccato

inutile come un silenziato assassinatore

una macchina inerme in erba di panno

 

Ho gusto di capriolo negli scatoli

Ho fame atavica meccanica

Ho tagli di maglia finissima

Ho faglie per colpa degli orologi dei branchi

Ho lupi mannari nelle scarpe

Ho buchi nelle braccia sbucate all’improvviso

 

Mettetemi su un cerchio come un vitruviano

Fatemi fare un giro di frullatore

Fatemi fare fiasco, non importa

 

Voglio vivere dannato d’acquasanta

E senza sosta benedirmi di vino

postato da: sirQuant alle ore 11:19 | Permalink | commenti
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giovedì, 11 settembre 2008

Liturgia dei giorni

 

E’ una buona recessione

incollarsi ai vetri del primo piano

quando il bus fa la destra d’un delta

 

Fa ancora caldo

ancora lavanderia

sudano corpi di guardia

 

Il mio buon baricentro

è da qui

scoprire che domani è sabato

che la ragazza di fermata

crede ancora si legga regalando seni

 

Domani farò visita a mio padre

e saran fiori e preghiere

 

e saran fiori e chimere

alla donna

velo rimpianto

quelle gambe meringhe

di palati cucchiai

 

Sarà un obolo da spendersi

alla nuda liturgia dei giorni

postato da: sirQuant alle ore 14:04 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 09 settembre 2008

 

 

Avrei voluto trovarti a stirare nuda

 

sarei sopra di te sotto ai tuoi vestiti

con la ricchezza balorda dei pidocchi preziosi in un facsimile di carta antiquaria

 

Sei una ricchezza

un’unica ricchezza ebrea di figli battezzati in dormiveglia

– così come si dormiva, un tempo –

dormienti nei cassetti di mogano rifinito

su fronte finestra con vista lucertola

mozzata dal bambino istruito con una mano di cabala

 

le molliche per fionde

fan sì che si muore

per l’altra ridicola croce

postato da: sirQuant alle ore 11:18 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 06 settembre 2008

Dita curve come zampe
applicate sopra il muro
bianco il muro
nere zampe
oscillare vagheggiante
di ragni o di zanzare
punte fitte ed incisioni
di sangue da succhiare
ali aperte come ovali
di persiane azzurre
dalle palpebre offuscate
ombre e ragnatele
intessute di saliva
appese a travi e infissi
da fissare intensamente
trattenute ai filamenti
interrogano il cielo
senza mai precipitare.
(foto by Alivento)
postato da: alivento alle ore 19:39 | Permalink | commenti (10)
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giovedì, 04 settembre 2008
ahi
Hai cucito bocche hai la stoffa
senza imbastire e senza ago ahi
che ti fa male anche senza non hai punto
senza un appunto hai e fai
mai che ti vesti mai che poi ti spogli
di sette abiti portati l’altro anno
mai che li agogni mai
li sfogli ad uno ad uno e poi li pressi
li passi sotto un torchio  e poi li gogni
e ahi
postato da: poetienon alle ore 17:49 | Permalink | commenti (9)
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sabato, 30 agosto 2008

Quiete

Domestica è la dimensione del paese
mio sovrano.
Suonano sulla pietra i passi frettolosi
tagliano l’acqua gelida le eliche
la sbarra del posteggio sale e scende
sotto a uccelli in volo
a riscaldarsi.


Più mi ritraggo
più allunga la sua mano
l'onda fredda
quasi a dirmi “sei sfiorita”.
Cambio posto. Che m’importa?
Anche se la primavera è tarda
e l’acqua è gelida
vivrò, come un pruno viola
su un dirupo.

*

A cinquant’anni
e tre
dalle giostre
in cui salivo
dai silenzi bui
in cui cadevo
serena
scivolo
su una quiete
mai sentita,
mi amo
e non rimpiango.

*

Passato in parte in mano ai figli
il timone dei traguardi,
quel che pareva
impensabile posseggo.
La luna e il sole sono sulla stessa linea.
Il bianco lo colorerò con calma.

*

Gareggiare coi giovani
che corrono al mare
già ai primi di giugno
è un’utopia
il sangue è esaurito e
un cantuccio di rena sulla battigia
un cantuccio di brezza sulle rughe
un cantuccio di speranza alla sera
solo un cantuccio
io chiedo
all’estate.

*
In questa parte
del mio girovagare
la rabbia scaturita
dalle sassaiole
flebile si smorza
tra i fiori che rallegrano
il mio passo sbilenco,
e l’impeto è ricordo,
rammarico che sfuma.

*

C’è una quiete rosea
di bimba tra le gambe genitrici
tra le pareti incartate
in un cielo zuccherino.

I lutti sono stati seppelliti
il bastone abbandonato
le pulsazioni sono lente
le carezze sincere.

Sul tavolo all’ingresso
un cappello per la pioggia
da riporre in cantina.

*

Tenerezze antiche e
verbi mal declinati
in un giro di stanza
sull’acqua salata
che bolle in cucina
ora e qui evaporano
su occhi arrossati
per la lettura a ritroso.

*

Incisioni carnali
ri-guardarsi
in un intrico oscuro
pure al narratore
che lo visse
che ora pulce punge
fuggendo indisturbata
tra straripamento
d’istanti dove
orologi e luoghi
giacciono, derelitti.

*

Ha un che d’infinito
la curva di sassi affilati
tra i ciottoli rossi.
A filo dell’acqua
tra la torre prigione
e le rovine romane,
soffia un perenne respiro
di mito e d’eterno
che annienta paure
sul mare
dal petrolio sporcato.


Consuntivo



I meno sono d’un rosso slavato
reggono i cardini i punti cardinali
i pezzi del mosaico si ricompongono.
L’inizio tra le sbarre non ricordo
emozioni ancestrali ha la memoria.
Il moto era impercettibile,
le onde di riporto
la costa aveva anfratti scuri
i legni di sicuro erano di buona qualità.
postato da: SandraPalombo alle ore 10:08 | Permalink | commenti (3)
categoria:sandra palombo
lunedì, 25 agosto 2008

Djunabarnes

 

 

Djuna Barnes.

 

 

 

 

 

The Tree

All children, at some time, and hand in hand
Go to the woods to be un-parented
And minstered in the leaves. The frozen bole
The spirit kiks in spring, will that amend
The winter in the hearse? Pick from his hole
The daub was Ceasar? Will the damned
Who rake the sparrows bones the fire burn black,
find the pilgrim down, a tree stuck in their back?

 

L' albero

Tutti i bambini, mano nella mano, talvolta
vanno nei boschi per svezzarsi dai genitori
e farsi un tempio tra le foglie. Il tronco
gelato a cui lo spirito dà calci in primavera
riscatterà l' inverno sul suo feretro?
Estrarrà dalla buca l' imbratta poltiglia che fu Cesare?
I dannati che piegano le ossa dei passeri
bruciate fino al nero dei fuochi, troveranno
riversi i pellegrini, un albero confitto nella schiena?

 

Da: Discanto, Poesie 1911-1982
       Edizioni del Giano 2005,
       traduzione di Marzia Serra 

postato da: nevedicarne alle ore 15:33 | Permalink | commenti (4)
categoria:poesia, letture, consigli di letture, poesia americana
lunedì, 18 agosto 2008

dite qualcosa, per favore, parlate
aprite quella bocca e sputate gigli e viole
sputate rose rosse e denti d’anice
si spande la melissa  e si riprende
se  annaffio tutti i giorni
s’allarga nella via, s’abbraccia all’inferriata
la vita passa invece e il sangue si rapprende
l’azoto il sangue ci avvelena, se è affanno
la strada si restringe e più non passa sangue
più non vena, non gocciola la goccia
al posto giusto, il tubo si è intasato
la canaletta rotta
ci metto sotto un piccolo vassoio ma
non basta a raccogliere i residui della combustione
bisogna farsene ragione
bisogna preparare la valigia
dentro ci mettiamo il necessario
un pettine una spazzola forcine
la forca è pronta, è pronta la mannaia
la falce affila la morte, già sghignazza
la porca troia la lurida puttana
santiavano due vecchie alla stazione

postato da: poetienon alle ore 13:47 | Permalink | commenti (6)
categoria:poesia, antonella pizzo
lunedì, 18 agosto 2008

Venezia e Bronte, mare e montagna
sono distanze, lontananze, a Venezia
il moro ci soffocò Desdemona
pare sia stata una questione di corna
per me venezia è maschera
laguna che fa pensare all’umido
a tavole muffite, palazzi in cartapesta
alle finzione, riesumazione
l’acqua la penso verde marcio, i canali verde guasto
dicono ci siano tesori immensi, calli e ponti, sottoporteghi
se quello che ho mangiato non m’avesse fatto male
meglio potrei scrivere di essa
potrei descrivere il ponte dei sospiri
le dame agghindate di peccati
le lacche e gli ori
i vetri di murano ed i merletti
ma la crema di pistacchio nel cornetto è micidiale
così non posso disquisire ancora
nè di Venezia e neppure di Bronte
e dei suoi verdi malefici pistacchi.

postato da: poetienon alle ore 13:28 | Permalink | commenti
categoria:poesia
martedì, 15 luglio 2008
postato da: poetienon alle ore 21:40 | Permalink | commenti
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giovedì, 22 novembre 2007

Orfana di mia figlia

la scheda del libro qui

postato da: poetienon alle ore 10:29 | Permalink | commenti
categoria:annunci
mercoledì, 14 novembre 2007





Dalla parte del Torto di Elisabetta Bucciarelli, Mursia, 2007

Quando chiudo il libro, un tomo di quasi 500 pagine, l’impressione che mi rimane è quella che l’assassino seriale avrebbe potuto essere chiunque. Capisco così il perché del titolo del libro “Dalla parte del torto” e il significato della frase che è stata estrapolata dal libro e inserita sul retro della copertina: “Nessuno può chiamarsi fuori, dal momento che tutti, prima o poi, si sono trovati, almeno per una volta, dalla parte del torto” quasi una sorta di chi non ha peccato scagli la prima pietra. Nella Milano descritta da Elisabetta Bucciarelli, nella Milano che fa da sfondo, sottofondo, nella Milano in cui vivono e si muovono i personaggi del romanzo griffati e modaioli tutti possono essere dalla parte del torto, tutti sono dalla parte del torto, nessuno può scagliare la prima pietra. Una umanità malata vive in una città che vorrebbe sbocciare, una primavera che fa germogliare fiori, fra alberi che crescono rigogliosi nei parchi, polmoni verdi, laghetti nelle cui rive giocano innocenti bambini, passeggiano padroni e cani, o nei terrazzi fioriti dove sbocciano fiori che non riescono a farlo in altri luoghi, in questa città appaiono immagini di topi impiccati, di mosche infilzate, di piccioni uccisi e decapitati. Molte sono le specie arboree citate nel libro così ti viene da pensare che Milano in fondo è bella se viene descritta da una milanese non come una città uggiosa e piena di smog ma odorosa e bella come una primavera di Botticelli. A Milano la natura viene violentata, viene utilizzata per mettere su uno spettacolo di oscenità, viene trasfigurata e usata come simbolo del male, viene dissacrata, profanata. Nessuno è capace di amare in modo sano e normale, i sentimenti non si conoscono o non si riescono a codificare, si pratica un sesso estremo che diventa normalità. Appare una nonna che ama il nipotino rimasto orfano della madre, ed è un cammeo meraviglioso nella storia, uno spiraglio che quasi impressiona, sembra una figura anacronistica ma è l’unica figura vera, capace di sentimenti quale l’amore, l’affetto, l’altruismo. Normale invece è l’uso di frustini, materiali in lattice, maschere, normale la presenza di dominatori e schiavi, di mistress, di top, normali i rapporti che si instaurano fra coniugi e amanti che recitano le parti che si sono assegnate, normale che il sesso sia estremo e malato, che, pur mantenendo la verginità, viene praticato come fosse un lavoro da una ragazzina dall’apparenza semplice che l’ispettore Vergani Maria Dolores, detta Doris, ha visto crescere. Sono molti i delitti di cui l’ispettore Vergani deve occuparsi (anche lei con i suoi problemini relazionali, di chiusura, di paura, di lasciarsi coinvolgere dal male che la circonda) deve assicurare l’assassino alla giustizia, il suo è un compito ingrato dato che tutti possono esserlo. Coadiuvata da quattro eccentrici aiutanti (un pittore, un musicista, una copy writer e un fotografo di moda, eccentrici perché dalla parte della ragione, capaci di amare, di gioire per una gravidanza, di provare sentimenti di amicizia) alla fine riesce a sbrogliare la matassa. E’ un giallo, ma potrebbe essere anche un’analisi sociologica di una società degradata, l’analisi di una sorta di nuova Sodoma e Gomorra. La Bucciarelli ci racconta tutto questo con uno spirito distaccato e ironico, sarcastico, come a voler prendere le distanze da tutto ciò, sembra voglia dire io non c’entro (così come tenta di fare l’ispettore Vergani) La Bucciarelli a volte consiglia di non fidarsi di chi…. aggiunge qui e là delle battute personali, giochi di parole, citazioni tratte da testi di cantautori, e anch’io ora voglio parafrasare un testo famoso e dico che se dal letame nascono i fiori, dai fiori può nascere il letame, da una città ricca e rigogliosa di primavera può nascere una certa cerchia di persone che facilmente si possono trovare dalla parte del torto. »

 

pubblicato qui

postato da: poetienon alle ore 16:58 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 01 settembre 2007

Il blog collettivo di poesia, arte e cultura VIADELLEBELLEDONNE

http://viadellebelledonne.wordpress.com/

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organizza la

I edizione del concorso di Poesia
Un fiore di parola

 

dedicato a Martina Pluchino e a Federica Zagni, vittime della strada.

- partecipazione gratuita -

Regolamento

Il concorso è articolato in un’unica sezione: Poesia inedita

Ogni concorrente può partecipare con una sola poesia di non più di 50 versi, in lingua italiana, inedita e mai premiata in altri concorsi, da inviare in allegato in documento formato Word via mail a unfiorediparola@yahoo.it entro il 30 novembre 2007.

Nella mail di accompagnamento indicare i dati personali, l’indirizzo, una breve nota biografica e la seguente dichiarazione:

Dichiaro che l’opera da me presentata è di mia creazione personale, inedita non premiata o segnalata in altri concorsi. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003).

L’infrazione di una di queste regole porterà all’esclusione del concorrente.

Le opere verranno vagliate da un’apposita commissione di lettura la cui esatta composizione sarà resa pubblica in sede di premiazione. Entro il 31 dicembre 2007 saranno pubblicati i nomi dei finalisti e a Gennaio del 2008 i nomi dei due vincitori.

E’ prevista la pubblicazione di un’antologia in e-book contenente le poesie finaliste e le vincitrici.

PREMIO

Primo premio Euro 250,00

Secondo premio Euro 100,00

Non è prevista alcuna cerimonia di premiazione.

Il giudizio della giuria è insindacabile.

postato da: poetienon alle ore 14:22 | Permalink | commenti
categoria:annunci, concorsi
sabato, 11 agosto 2007

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Nel web è tutto un fiorire di blog di poesia : esprimersi attraverso la scrittura è diventato per molti un bisogno dell'anima. Cresce la necessità di comunicare, di lanciare corde che leghino e colleghino l'uomo all'uomo e al mistero del suo vivere, superando la superficialità di un quotidiano spesso privo di sogni e speranze e di un mondo che banalizza ogni valore. Pensando a tutto questo il blog collettivo viadellebelledonne organizza un concorso poetico che sia occasione per i poeti principianti di veder esaminate le proprie opere e una sfida, per quelli già noti, di mettersi in discussione.

Il concorso, intitolato "Un fiore di parola", viene dedicato a Martina Pluchino e Federica Zagni, vittime della strada. Per ora poche altre cose da dire: i testi dovranno essere inviati via mail assieme ai dati identificativi dell'autore, il tema sarà libero, la partecipazione gratuita. Gli altri dettagli saranno resi noti nel bando che sarà pubblicato a settembre.

postato da: poetienon alle ore 11:07 | Permalink | commenti
categoria:concorsi
martedì, 19 giugno 2007

da http://www.adnkronos.com/IGN/CyberNews/?id=1.0.1022674087

 

Roma, 14 giu. (Ign) - Si chiama Via delle Belle Donne, http://viadellebelledonne.wordpress.com ed è un nuovo litblog gestito interamente da donne. Alcune di esse hanno parecchie pubblicazioni alle spalle, altre sono molto attive nel mondo dei blog letterari. Lanciato agli inizi di giugno ha già raggiunto ottomila visitatori. “Non ci sono poetesse in queste stanze - recita un comunicato - ma non ci sono matrigne cattive a relegare al ruolo di cenerentola piagnona le loro stesse creature. Non c’è categorizzazione, ghettizzazione alcuna nell’Arte. Questo il principio. L’Arte ha nome Orlando: soggetto femminile rivestito da uno splendido e rotondo nome al maschile. Rotondo come un calice; un calice a cinque petali, come la belladonna”.

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categoria:annunci
giovedì, 07 giugno 2007
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giovedì, 07 giugno 2007
postato da: poetienon alle ore 21:47 | Permalink | commenti
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giovedì, 07 giugno 2007
postato da: poetienon alle ore 21:47 | Permalink | commenti
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giovedì, 07 giugno 2007
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giovedì, 07 giugno 2007
postato da: poetienon alle ore 21:45 | Permalink | commenti
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giovedì, 07 giugno 2007
postato da: poetienon alle ore 21:45 | Permalink | commenti
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giovedì, 07 giugno 2007
postato da: poetienon alle ore 21:44 | Permalink | commenti
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giovedì, 07 giugno 2007
postato da: poetienon alle ore 21:43 | Permalink | commenti
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